22 Aprile, 2022

Paris-roubaix: l’inferno del nord

A cura di De Marchi

“È una gara di merda! Corriamo come animali e non abbiamo neppure il tempo per pisciare, quindi ce la facciamo addosso. Si corre nel fango, si scivola dappertutto, è una montagna di merda!”

“Ma tornerà il prossimo anno?”

“Certo, è la corsa più bella del mondo”.

Theo de Rooij alla CBS, 1985.

Inventata nel 1896 da due mercanti tessili di Roubaix, Théodore Vienne e Maurice Perez, la Roubaix è una delle più antiche tra le classiche di primavera. Spesso chiamata “l’inferno del nord” a causa del meteo tradizionalmente inclemente (“benvenuti nella primavera belga” recita un cartello nei pressi del Vélodrome di Roubaix mentre fuori imperversa una bufera), la Parigi-Roubaix è una vera e propria lotteria, rinomata più spesso per le clamorose cadute che non per la spettacolarità tecnica. Quando piove (la più parte delle volte), i famosi ciottoli di cui è lastricata una buona parte del percorso, diventano scivolosi (e taglienti) come ghiaccio e sul pavé i corridori che cadono spesso coinvolgono molti altri nei frequenti incidenti.

Per coloro i quali nutrono ambizioni al Giro o al Tour, che tradizionalmente si svolgono più in la nella stagione ciclistica, prendere parte alla Roubaix può essere un rischio talvolta troppo elevato. Ma come ebbe a dire Merckx “vincere senza rischi è vincere senza gloria”.

Per molti motivi la Roubaix non è la tipica corsa ciclistica ma piuttosto una sfida contro sé stessi. Le variabili esterne sono infatti tali e tante che spesso il solo riuscire a stare in sella è di per sé un successo e non rimane molto tempo per pensare a strategie che non siano l’arrivare al traguardo, in un modo o nell’altro, al punto che chi ci riesce è spesso considerato alla stregua di un sopravvissuto.

“Questa non è una gara, ma un pellegrinaggio”
Henry Pélissier, vincitore nel 1919

De Vlaeminck rimase per molto tempo in testa alla speciale classifica dei vincitori di tutti i tempi con quattro trionfi, battuto poi solo da Tom Boonen, con sommo rammarico da parte del belga che successivamente avrebbe dichiarato “correrla oggigiorno non è più come un tempo”.

Hinault ebbe a descriverla come una “connerie”, ovvero una schifezza.

In tempi recenti, oltre a Boonen, è stato Fabian Cancellara il vero mattatore della classica, con tre vittorie dal 2005 ad oggi, ma il miglior italiano di sempre ad imporsi al Vélodrome di Roubaix è Francesco Moser, arrivato primo in solitaria per tre anni consecutivi, dal 1978 al 1980, in maglia Sanson realizzata da De Marchi. “L’ultima è la mia preferita” ricorda Moser – “ero nella mia forma migliore di sempre ed inoltre non aveva piovuto!”.

Lo spirito della corsa fu illustrato perfettamente nel film del 1976 di Jørgen Leth “una domenica all’inferno”, considerato uno dei migliori del genere, che può essere visto gratuitamente qui di seguito:

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